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giorno del ricordo

Giorno del Ricordo 2021. Un esule a Roma.

Oltre l’orrore: per il Giorno del Ricordo dei martiri delle foibe e dei 350.000 esuli istriani, giuliani e dalmati, riscopriamo il coraggio e la storia di chi ha trovato una nuova vita a Roma.

Chi vi parla ha una soglia del dolore davvero molto bassa: non sono una di quelle persone coraggiose che davanti ad una operazione, una scena di sofferenza, un ricordo drammatico, riescono a restare centrati, impassibili, fermi nella propria composta commozione. La sofferenza mi spaventa, tira fuori tutte le mie fragilità e il più delle volte le emozioni che una storia triste e difficile mi suscita non le so gestire e vengono fuori, come un fiume in piena, in una cascata di lacrime senza fine.

Non è stato così questo 10 febbraio, Giornata Nazionale del Ricordo dei martiri delle foibe e dei 350.000 esuli istriani, giuliani e dalmati. Per l’occasione, ho preso parte ad un evento commemorativo nel quartiere San Giorgio di Acilia organizzato dall’Associazione di quartiere “Decimo Solidale”.

Una mattinata fredda, non eravamo poi in molti. Scrutavo con lo sguardo il volto delle persone presenti chiedendomi chi fra di loro potesse essere testimone diretto della spirale di odio e di violenza che colpì il confine orientale italiano alla fine della Seconda Grande Guerra. Cerco un po’ in giro ma poi mi devo fermare.

Ci raduniamo tutti intorno ad una stele messa anni fa dal Municipio Roma X° in ricordo della sofferenza di quello straordinario popolo. Qualche minuto di silenzio, uno tromba che suona e un lungo applauso che riecheggia in Piazza Segantini. A prendere il microfono è il signor Biagio, presidente dell’associazione, per i saluti di rito. Poi arriva lui, il signor Silvio e racconta la sua storia.

Era solo un bambino quando i suoi genitori partirono da Isola d’Istria per non farvi mai più ritorno. Passò gli anni successivi insieme alla sua famiglia nel campo profughi di San Sabba e poi in quello di Patriciano a Trieste: spazi piccolissimi da condividere con tantissimi altri uomini, donne e bambini strappati anch’essi dalle braccia della propria terra. Anni dopo l’arrivo nel piccolo Villaggio Giuliano (così lo chiamavano allora) che diede una casa ma soprattutto un nuovo destino a 147 famiglie della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Con i suoi profondissimi occhi blu che il tempo non ha scalfito, si è perso insieme a me e tanti altri nel racconto di quelle giornate passate con i ragazzini del quartiere, le scuole primarie fatte ad Ostia, i giochi semplici di persone che non avevano più nulla.

Ma quella del signor Silvio più che una storia di dolore è un racconto di riscatto.

“Scriva, scriva che la maggior parte di noi ha iniziato a lavorare giovanissimi dentro le aziende, come operai, e molti col tempo sono diventati funzionari alcuni addirittura dirigenti! Abbiamo fatto le scuole serali, noi. Staccavamo la sera e ci rimettevamo seduti tra i banchi a studiare, perché volevamo migliorare le nostre vite, quelle delle nostre famiglie, perché ce la volevamo fare!”.

Continua così il signor Silvio: “Mia madre voleva tanto che proseguissi gli studi perché a differenza dei miei fratelli io per la scuola ero portato, mi piaceva. Ma le dissi di no, perché volevo dare una mano a casa, alla mia comunità. E così feci”.

E’ allegro e pieno di energia questo signore che ha voluto condividere anche con me la sua storia e non manca di tornare al presente e di raccontarci con il cuore pieno di orgoglio, di uno scritto che la sua nipotina ha presentato all’ insegnante ripercorrendo la vita di suo nonno.

Ci siamo abituati a raccontare le Foibe solo come la tragedia terribile che effettivamente è stata. Hanno provato a sterminare ogni traccia di italianità dalle terre istriane, hanno strappato i figli alle loro case, in troppi sono stati uccisi, feriti, umiliati. Non contenti, qualcuno ha anche provato a cancellarne per sempre la memoria. Ma non ce l’hanno fatta.

Forse dovremo prenderci anche del tempo per ricordarci di quanto la vita sia più forte della morte, dell’ingiustizia, della violenza e dell’odio cieco.

Me ne sono andata da quella piazza senza lacrime, col cuore pieno di speranza e con in tasca una bella lezione: per quanto devastanti possano essere le azioni dell’uomo, per quanto il destino possa costringerci ad un confronto con il male più oscuro, alla fine, la voglia di riscatto, l’impeto di dignità, lo slancio verso il domani sono e resteranno più forti. E la vita, alla fine, vince sempre.

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CHI SONO
Federica Orafiore

Sono formatrice, progettista di terzo settore e organizzatrice di eventi sociali e culturali. Nata e cresciuta nel quartiere Appio Latino, per fato o per destino trasferita ad Acilia. Lettrice accanita, scrittrice per passione, sognatrice per vocazione, geneticamente incasinata. Fiera italiana, ma soprattutto “Romana de Roma”. Questo blog nasce per raccontare l’anima di questa mia incredibile, eterna città.